Rimini come non l’hai mai vista: diario di un concierge

Il maestro delle scarpe: l’artigiano con l’accento del Nord a 50 metri dal Ponte di Tiberio

Mia moglie torna a casa con le scarpe. Non scarpe nuove — le stesse di prima, solo tornate vive.

«Sai quel signore sul Corso?» mi dice, sistemandole nell’armadio. «Quello con l’accento del Nord. Ti dà un bigliettino, cataloga tutto, sa esattamente dove ha messo le tue scarpe tra centinaia di paia. Precisissimo.»

Lo so già il tipo. Vado avanti. «E?»

«E le scarpe sono come nuove.»

Ecco. Questa è la Rimini che non troverete su Instagram.

Bigliettino numerato su una scarpa in attesa di riparazione nella bottega del calzolaio sul Corso d'Augusto a Rimini
Il sistema del bigliettino: semplice, infallibile, antico.

Il Corso d’Augusto finisce al fiume. E lì c’è lui.

Prendete il Corso d’Augusto, l’asse romano che taglia in due il centro storico di Rimini da duemila anni. Camminate verso nord. Andate avanti finché la città si apre sull’acqua e vedete i cinque archi di pietra bianca che scavalcano il Marecchia.

Siete sul Ponte di Tiberio.

A cinquanta metri da lì — cinquanta passi su un lastricato che ha visto sfilare legionari romani, pellegrini medievali e turisti del Novecento — c’è una piccola bottega. Dentro, un uomo con l’accento dell’Alto Adige ripara le vostre scarpe come si faceva una volta.

Niente sito web. Niente Instagram. Un bigliettino di cartone con un numero scritto a mano.

Il Ponte di Tiberio a Rimini al tramonto, con i cinque archi romani sul fiume Marecchia
Il Ponte di Tiberio: costruito tra il 14 e il 21 d.C., è uno dei ponti romani meglio conservati al mondo.

Il bigliettino

Mia moglie, la signora Broccoli, ci va spesso. Ogni volta mi porta a casa la stessa storia: entri, lui ti guarda le scarpe, ti dà un bigliettino numerato, ti dice quando tornare. Non un giorno vago — una data precisa. A volte un orario. Le scarpe sono pronte. Sempre.

Non è una piccola cosa. In un’epoca in cui un ordine online dà finestre di consegna di quattro ore che poi slittano di due giorni, questo signore di montagna che cataloga i vostri mocassini con la stessa cura di un orologiaio svizzero è quasi una provocazione.

Una bella provocazione.

È educato nel modo in cui lo sono le persone cresciute dove le parole costano — dove il silenzio non è imbarazzo, è rispetto. L’accento tedesco dell’Alto Adige affiora in ogni frase, morbido e preciso come le sue cuciture. La signora Broccoli torna sempre a casa con le scarpe e con una piccola storia. E io, ogni volta, penso che varrebbe un articolo.

Eccolo, l’articolo.

Un mestiere che arriva dalle Alpi

C’è qualcosa di antico in questa storia, qualcosa che va oltre il singolo uomo. Gli artigiani del Triveneto — dell’Alto Adige, del Trentino, del Veneto — hanno sempre viaggiato. Calzolai, sarti, tessitori che scendevano dal maso verso la pianura, portando il mestiere sulle spalle come si porta un sacco da montagna.

Erano figure nomadi e precise allo stesso tempo. Sapevano fare una cosa sola, ma la sapevano fare bene. E quella cosa — riparare ciò che è rotto invece di buttarlo — ha un valore che stiamo riscoprendo proprio adesso, quando le discariche traboccano di scarpe di plastica durate due stagioni.

In Italia restano meno di quattromila botteghe di calzolai. Ogni anno qualcuno chiude. Eppure qualcosa si muove: una nuova generazione di artigiani sceglie il mestiere non per necessità, ma per convinzione. «Il lavoro artigianale ti riempie», dicono. Non nel senso del portafoglio — nel senso della persona.

Lui lo sa da sempre. Si vede da come tiene la bottega.

Mani di un artigiano calzolaio che lavora una scarpa in cuoio nella sua bottega a Rimini
Le mani raccontano anni di mestiere: forme di legno, trincetti, lesine, fili cerati.

Il ponte che ha visto tutto

Quando uscite dalla bottega con le scarpe in mano, fate quei cinquanta passi e fermatevi sul ponte.

Il Ponte di Tiberio fu costruito tra il 14 e il 21 dopo Cristo, durante i regni di Augusto e Tiberio. Pietra d’Istria — la stessa che i Veneziani useranno secoli dopo per i loro palazzi — cinque archi, settantaquattro metri. È uno dei ponti romani meglio conservati al mondo.

Nel 1944, i tedeschi in ritirata tentarono di farlo saltare. Le mine erano già piazzate. Non esplosero — per un motivo che ancora non è chiaro del tutto. Forse sabotaggio partigiano, forse un errore. Il ponte è ancora lì.

Ha attraversato l’Impero Romano, il Medioevo, il Rinascimento, due guerre mondiali. E oggi ci camminano sopra i turisti con i selfie stick, i ragazzi di Borgo San Giuliano che tornano a casa la sera, e la signora Broccoli con le scarpe da far riparare.

C’è qualcosa di bello in questa continuità. Un ponte di duemila anni e un artigiano che non butta via niente. Un posto dove le cose durano.

La Rimini che non è sul depliant

Vi dico una cosa che faccio spesso: quando qualcuno viene a Rimini per lavoro o per turismo e mi chiede cosa vedere oltre il mare, gli do una mappa mentale diversa.

Non gli parlo di centri commerciali o parchi acquatici. Gli dico: camminate il Corso d’Augusto fino in fondo. Guardate il Ponte. Attraversatelo e scoprite il Borgo San Giuliano con i suoi murales e i suoi gatti. E se avete le scarpe che cigolano o la suola che si scolla, entrate in quella piccola bottega prima del ponte.

Un uomo con l’accento del Nord vi darà un bigliettino. Tornate quando vi dice lui.

Le scarpe torneranno come nuove. E voi avrete visto una Rimini che pochi conoscono — quella delle botteghe senza insegne luminose, degli artigiani senza profilo social, delle persone che fanno bene una cosa sola e la fanno da decenni.

La Rimini autentica non urla. Aspetta che tu la trovi.

Dove si trova il calzolaio vicino al Ponte di Tiberio a Rimini?

La bottega si trova sul Corso d’Augusto, a circa 50 metri dal Ponte di Tiberio, nel cuore del centro storico di Rimini. Non ha insegne vistose né presenza online — si trova passandoci davanti, come si trovavano una volta le cose buone.

Come funziona il sistema del bigliettino del calzolaio?

Entri, lui esamina le scarpe, ti dà un bigliettino numerato e ti comunica la data di ritiro. Il sistema è semplice e infallibile: ogni paio è catalogato, ogni appuntamento è rispettato. È un metodo antico che funziona meglio di qualsiasi app.

Vale la pena riparare le scarpe invece di comprarne di nuove?

Quasi sempre sì. Un buon calzolaio può allungare la vita di una scarpa di qualità di anni, spesso con una spesa molto inferiore al costo di un paio nuovo. E le scarpe riparate a mano durano più delle suole incollate in fabbrica. È anche una scelta ecologica.

Cosa c’è da vedere vicino al Ponte di Tiberio a Rimini?

Il Ponte di Tiberio è l’accesso al Borgo San Giuliano, il quartiere dei pescatori con i murales dedicati a Fellini. Sul Corso d’Augusto si trovano anche l’Arco di Augusto, le botteghe storiche e questa piccola bottega di calzolaio che vale una visita. È la Rimini autentica, lontana dal lungomare.

Perché un artigiano dell’Alto Adige lavora a Rimini?

La risposta esatta appartiene solo a lui. Ma c’è una tradizione secolare: gli artigiani del Triveneto — calzolai, sarti, tessitori — scendevano dalle Alpi verso la pianura portando il loro mestiere. Qualcuno si fermava. Questo si fermò qui, a 50 metri da un ponte romano di duemila anni.


Se venite a Rimini e volete esplorare il centro storico, sapete dove trovarmi. Sono all’Aqua Hotel — e posso darvi indicazioni per il Corso d’Augusto a voce, come si fa tra amici.

Chi sono

Mi chiamo Cristian Brocculi e da oltre vent’anni vivo e lavoro a Rimini.
Conosco ogni angolo di questa città, dai luoghi iconici alle gemme nascoste dell’entroterra.

Ho creato questo blog per aiutarti a vivere Rimini come un vero riminese,
con consigli autentici, esperienze locali e storie che non trovi nelle guide.

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