Ogni giorno, centinaia di persone passano da Largo Giulio Cesare senza alzare gli occhi.
Guardano il telefono. Aspettano il semaforo. Entrano nel Parco Cervi, si siedono su una panchina, bevono un caffè.
A due passi dall’Arco d’Augusto — duemila anni di pietra che nessuno ignora — c’è un cippo che quasi nessuno guarda.
Eppure su quella pietra c’è scritto il momento esatto in cui Rimini ha smesso di essere in guerra.
La mattina del 21 settembre 1944.
Ore 7 e 30.
La firma che nessuno si aspettava in greco
Settembre 1944. La Linea Gotica tedesca attraversa l’Appennino come una ferita. Da Pesaro a Rimini, le truppe alleate spingono verso nord. I tedeschi resistono. Ogni collinetta, ogni casa, ogni ponte diventa una battaglia.
Il 20 settembre, alle ore 16:00, il I Battaglione della 3ª Brigata di Montagna Greca attacca le posizioni tedesche a sud di Rimini. Trenta minuti dopo, il II Battaglione segue. Combattono tutta la notte.
All’alba del 21 settembre, la resistenza tedesca cede.
Alle 7:30 del mattino, in una stanza di Rimini ancora fumante di guerra, il Capitano Michael Apostolakis riceve la resa della città.
Il documento di capitolazione è scritto in tre lingue: greco, italiano, inglese.
In quest’ordine.
Il greco per primo.
Perché la 3ª Brigata di Montagna Greca è stata la prima forza alleata a entrare in città. È il loro diritto. La loro firma.

Chi erano questi greci — e perché erano qui
Non te lo insegnano a scuola. Non ne parla nessuna guida turistica.
La 3ª Brigata di Montagna Greca nasce il 31 maggio 1944, in Libano. Tremila quattrocentocinquanta soldati — superstiti greci fuggiti dall’occupazione nazifascista, volontari dalla comunità ellenica in Egitto — si addestrano nel campo di Insariyyeh, nei pressi di Beirut.
Il comandante è il Colonnello Thrasyvoulos Tsakalotos.
L’addestramento finisce il 28 luglio 1944. L’8 agosto la brigata salpa da Haifa. L’11 agosto sbarca a Taranto.
Non erano lì per caso. La Grecia era stata invasa dall’Italia il 28 ottobre 1940. Poi dai tedeschi. Il governo greco in esilio vuole un successo militare di prestigio — qualcosa che dimostri che la Grecia combatte, che la Grecia esiste, che la Grecia si riprenderà.
Rimini sarà quel successo.
Il 3 settembre 1944 la brigata viene assegnata alla 1ª Divisione Canadese. Diciotto giorni dopo entrerà per prima nella città.

Quello che successe tra il 20 e il 21 settembre
La notte tra il 19 e il 20 settembre, i canadesi si aprono un varco sul colle di Covignano, alla chiesa di Santa Maria della Colonnella.
Il 20 settembre pomeriggio, i greci attaccano da sud. Il I Battaglione alle 16:00. Il II Battaglione alle 16:30. Avanzano attraverso strade distrutte, case crollate, campi minati.
I tedeschi hanno tenuto Rimini per mesi. Ogni palazzo era una postazione. Ogni campanile, un osservatorio.
I greci combattono tutta la notte.
All’alba del 21 settembre, la resistenza si rompe.
Alle 7:30 — due ore e mezza prima del sorgere del sole estivo — il Capitano Apostolakis entra nella stanza dove il Comitato di Liberazione Nazionale di Rimini lo aspetta. Gomberto Bordoni, presidente della commissione, firma per la città. Romolo Bordoni, Biagio Del Prato, Remo Samaritani, Umberto Antoni sono presenti.
Il documento passa di mano in mano.
Greco. Italiano. Inglese.
Rimini è libera.
Alle 9:00, la bandiera greca sale sul balcone di Palazzo Garampi, in Piazza Cavour.
Nel pomeriggio si tiene la cerimonia ufficiale. Canadesi, neozelandesi, britannici — tutti tributano gli onori al II Battaglione greco, primo a entrare in città.
L’arco che ha visto tutto — duemila anni di storia in un solo punto
Largo Giulio Cesare, all’ingresso del Parco Cervi, davanti all’Arco d’Augusto.
L’arco fu costruito nel 27 avanti Cristo, all’epoca di Gaio Giulio Cesare Ottaviano — il primo imperatore romano. È il monumento romano più antico del Nord Italia ancora in piedi. Duemila anni di storia compressa in un fornice di travertino bianco.
Ha visto i legionari romani marciare verso nord sulla via Flaminia.
Ha visto le invasioni barbariche del V e VI secolo.
Ha visto Federico II e i Malatesta.
Ha visto Rimini bruciare sotto i bombardamenti del 1943 e del 1944.
E ha visto, quella mattina di settembre, un capitano greco camminare verso la città con il documento di resa in tasca.
Accanto all’arco, a pochi passi, c’è il cippo che ricorda tutto questo.
La targa posta dall’Amministrazione Comunale recita: “offensiva della linea gotica 21 settembre 1944 liberazione di rimini a monito di pace per le future generazioni”.
Ventisei parole.
I turisti ci passano davanti ogni giorno.
Quasi nessuno si ferma.
Il prezzo — 114 nomi nel cimitero di Riccione
Non era gratis, quella firma.
Al cimitero militare ellenico di Riccione, lungo la statale adriatica, riposano 114 soldati greci.
In tutta la campagna d’Italia, la 3ª Brigata di Montagna Greca perse 433 uomini — 33 erano ufficiali.
Erano partiti da Haifa a agosto. Erano morti in settembre, a pochi chilometri dal mare adriatico, per una città che non era la loro.
Per una libertà che era la nostra.
Dopo la guerra, il governo italiano e quello greco riconobbero il contributo della brigata con un atto formale: la 3ª Brigata di Montagna Greca ricevette la denominazione onorifica di Brigata Rimini.
Un nome. Una città. Un debito che non finisce mai davvero di essere pagato.
Come trovarci — il cippo, il parco, l’arco
Il cippo commemorativo è a Largo Giulio Cesare, all’ingresso del Parco Cervi, a Rimini. Si trova davanti all’Arco d’Augusto — impossibile non vedere l’arco, difficile non perdere il cippo.
L’accesso è libero e gratuito, in ogni ora del giorno.
Il Parco Cervi è aperto durante le ore diurne. Tre minuti a piedi dal centro storico, meno di un chilometro dalla stazione di Rimini.
Il Cimitero Militare Ellenico di Riccione, dove riposano i 114 caduti greci, si trova lungo la Statale Adriatica tra Rimini e Riccione. Anche qui l’accesso è libero.
Se hai venti minuti e vuoi capire cosa significa questa città — non il lungomare, non la fiera, non i ristoranti — inizia da qui.
Alzati il mattino presto. Vai a Largo Giulio Cesare prima che arrivino i turisti. Guardati intorno.
L’arco sarà lì, come sempre.
E il cippo, accanto.
Aspettando qualcuno che finalmente si fermi.
Domande frequenti
Quando fu liberata Rimini nella Seconda Guerra Mondiale e chi la liberò?
Rimini fu liberata il 21 settembre 1944. La 3ª Brigata di Montagna Greca — composta da 3.450 soldati e comandata dal Colonnello Thrasyvoulos Tsakalotos — fu la prima forza alleata a entrare in città. Il documento di resa fu firmato alle 7:30 del mattino, redatto in greco, italiano e inglese, e il Capitano Michael Apostolakis lo ricevette a nome delle forze alleate.
Dov’è il cippo della Linea Gotica vicino all’Arco d’Augusto di Rimini?
Il cippo commemorativo si trova a Largo Giulio Cesare, all’ingresso del Parco Cervi, davanti all’Arco d’Augusto. È accessibile liberamente, gratuitamente, in ogni ora del giorno. Dista circa tre minuti a piedi dal centro storico di Rimini.
Cos’è la Brigata Rimini e perché i greci hanno questo nome?
La “Brigata Rimini” è il nome onorifico assegnato dopo la guerra alla 3ª Brigata di Montagna Greca, in riconoscimento del suo ruolo decisivo nella liberazione di Rimini il 21 settembre 1944. Fu la prima forza alleata a entrare in città e a ricevere la resa tedesca.
Quanti soldati greci morirono nella battaglia di Rimini?
Nel cimitero militare ellenico di Riccione riposano 114 caduti greci della battaglia di Rimini. In tutta la campagna italiana, la 3ª Brigata di Montagna Greca perse complessivamente 433 uomini (33 ufficiali e 400 soldati di truppa).
Quando fu costruito l’Arco d’Augusto di Rimini?
L’Arco d’Augusto di Rimini fu costruito nel 27 avanti Cristo, durante il regno del primo imperatore romano Ottaviano Augusto. È il monumento romano più antico del Nord Italia ancora in piedi, eretto all’inizio della via Flaminia che collegava Rimini a Roma.
Quella mattina del 21 settembre 1944, il Capitano Apostolakis ha camminato verso la città con un documento in tasca.
Ha passato sotto quell’arco.
O forse no — magari è entrato da un’altra strada, tra le macerie. Non lo sapremo mai con certezza.
Ma l’arco era lì. Come era lì nel 27 avanti Cristo. Come è lì adesso.
Alcune cose resistono.
Le pietre. Le storie. La memoria di chi si è fermato a leggere un cippo che nessun altro guardava.
Quando sei a Rimini, passa da Largo Giulio Cesare. Leggilo, quel cippo.
E poi, se vuoi, siediti al Parco Cervi un minuto.
Sai dove trovarmi. All’Aqua Hotel, a due passi dal mare — e a venti minuti a piedi da quel punto di pietra che aspetta ancora di essere letto.




