Rimini come non l’hai mai vista: diario di un concierge

Fellini a Rimini: Il Bambino che Sognava a Occhi Aperti

Fotografia d'infanzia di Federico Fellini, celebre regista nato a Rimini, futuro autore di capolavori cinematografici intrisi di sogno e memoria
Una rara fotografia d’infanzia di Federico Fellini, il celebre regista nato a Rimini nel 1920. Un’immagine che racconta gli inizi di una vita destinata a rivoluzionare il cinema con il suo stile onirico e visionario.

Una Storia d’Amore alle Origini

Ti porto a Roma, in una calda sera del 1919.

Due finestre si fronteggiano in un palazzo del centro.

Il profumo dei gelsomini riempie l’aria mentre due giovani si scambiano sguardi furtivi.

Lui è Urbano Fellini, un intraprendente commerciante romagnolo di Gambettola.

Lei è Ida Barbiani, la splendida figlia di uno dei più importanti industriali romani.

Il loro amore sboccia tra quei balconi, nutrito da sguardi e piccoli gesti.

Ma il padre di Ida non può accettare che sua figlia sposi un “provinciale”.

Per lui, re del commercio delle uova, Urbano non è all’altezza della sua famiglia.

Ed è qui che la storia prende una svolta inaspettata.

I due innamorati decidono di sfidare il destino. Una notte, come in uno dei film che il loro futuro figlio dirigerà, fuggono da Roma.

La loro prima tappa è Gambettola, nella casa dei nonni paterni.

Ma è Rimini che li chiama.

Qui, in una modesta casa di Via Dardanelli 60, il 20 gennaio 1920 nasce Federico Fellini.

E ora lascia che ti sveli qualcosa di magico.

Quella casa popolare, che oggi non esiste più, si trovava a soli 100 metri dal maestoso Grand Hotel.

Lo stesso hotel che diventerà il simbolo dei sogni più sfavillanti nei film di Federico.

Come se il destino avesse già scritto la sceneggiatura della sua vita.

La fortuna aiuta gli audaci, si dice.

E Urbano lo dimostra.

I suoi affari prosperano velocemente a Rimini.

Tanto che poco dopo la famiglia si trasferisce nel prestigioso Palazzo Ripa, sul Corso d’Augusto.

È un salto sociale importante, ma è soprattutto il primo palcoscenico dei sogni di Federico.

Quel palazzo nasconde storie incredibili.

Nel suo cortile, un bambino inizia a costruire il suo mondo fantastico.

Un mondo popolato da personaggi straordinari che presto conoscerai: le suore col cappellone bianco dell’asilo di Via Bonsi, una misteriosa suora nana che sembra uscita da una fiaba, e tanti altri caratteri che diventeranno immortali nel cinema.

Ma prima di portarti in quel cortile incantato, lascia che ti racconti cosa succede quando il piccolo Federico varca per la prima volta il cancello dell’asilo delle suore di San Vincenzo.

È lì che la magia ha davvero inizio…

I Primi Passi nel Mondo della Fantasia

Immagina di essere un bambino di sei anni che varca il cancello dell’asilo di Via Bonsi.

È qui che il piccolo Federico incontra per la prima volta le suore di San Vincenzo, con quei loro enormi cappelli bianchi che sembrano ali di gabbiano in volo.

Ma c’è una suora in particolare che cattura la sua attenzione.

È piccola, così piccola che dietro la cattedra si vede solo il suo cappellone galleggiare come un’isola bianca.

La chiamano “la suora nana”, e diventerà il primo personaggio immortale del suo universo creativo.

Anni dopo, in Amarcord, sarà lei l’unica capace di far scendere lo zio matto dall’albero con una semplice frase in dialetto romagnolo.

Torniamo ora nel cortile di Palazzo Ripa.

Federico passa ore a osservare la vita che scorre: una signora che canta alla finestra, i giochi col fratello, le ombre che danzano sui muri al tramonto.

Ogni dettaglio si imprime nella sua memoria come su una pellicola cinematografica.

È sua madre Ida a notare per prima questa sua capacità di trasformare la realtà in fantasia.

Mentre altre mamme dell’epoca reprimono l’immaginazione dei figli, lei fa qualcosa di rivoluzionario: gli compra matite colorate e fogli bianchi.

Gli regala il Corriere dei Piccoli, che Federico divora avidamente.

E quando il piccolo inizia a costruire teatrini di burattini, lei è il suo primo pubblico entusiasta.

Nel silenzio della sua stanza, Federico dà vita a mondi fantastici.

Disegna instancabilmente, inventa storie, fa parlare i suoi burattini.

La realtà quotidiana si trasforma attraverso i suoi occhi in qualcosa di magico e surreale.

Ma il destino ha in serbo per lui due incontri che cambieranno per sempre la sua vita.

Il primo avverrà al Teatro Politeama, dove un misterioso burattinaio di nome Jambo sta per aprire il sipario.

Il secondo, in una sala buia del Cinema Fulgor, dove le fiamme dell’inferno stanno per accendersi sullo schermo…

Vuoi scoprire cosa successe in quei due giorni memorabili? È una storia che ti lascerà senza fiato.

Le Due Folgorazioni

Il Cinema Fulgor di Rimini è uno dei luoghi più iconici legati alla figura di Federico Fellini. In questa storica sala cinematografica, il giovane Fellini vide il suo primo film, Maciste all'Inferno, un'esperienza che accese in lui la passione per il cinema. Oggi, il Cinema Fulgor è stato restaurato e trasformato in un centro culturale dedicato al grande maestro, ospitando proiezioni, eventi e mostre sulla sua opera. Situato nel cuore di Rimini, rappresenta una tappa imperdibile per chi desidera scoprire le origini del genio felliniano e immergersi nell’atmosfera della sua infanzia e del suo immaginario cinematografico.
Il Cinema Fulgor di Rimini, il leggendario cinema dove Federico Fellini vide il suo primo film da bambino. Un luogo iconico che ha ispirato il suo amore per il cinema e che oggi è un simbolo della sua eredità artistica.

Ci sono momenti che cambiano per sempre la vita di un artista.

Per il piccolo Federico, questi momenti arrivarono in due luoghi magici della Rimini degli anni ’20: il Teatro Politeama e il Cinema Fulgor.

Il Politeama era un teatro popolare proprio dietro la sua casa, un edificio monumentale il cui nome prometteva “molti spettacoli”.

Un giorno, mentre la famiglia Fellini si trasferiva nella nuova abitazione, arrivò in città un personaggio straordinario: Jambo, al secolo Enrico Novelli, figlio del celebre attore Ermete.

Jambo non era un semplice burattinaio.

Era un illustratore di fama, un narratore di storie fantastiche, un creatore di mondi impossibili.

Federico si intrufolava di nascosto nel teatro per vedere i suoi spettacoli.

Quelle figure animate, quei colori vivaci, quelle storie fantastiche si impressero per sempre nella sua memoria creativa.

Ma la vera folgorazione, quella che lui stesso definirà “la scintilla di tutto”, avvenne al Cinema Fulgor.

Federico ha solo sei anni quando suo padre lo porta a vedere “Maciste all’Inferno”.

Le cronache dell’epoca sconsigliavano di mostrare quel film ai bambini, lo consideravano troppo spaventoso.

Seduto sulle ginocchia del padre, invece di terrorizzarsi, il piccolo Federico rimane ipnotizzato.

Il fumo che si alza dall’inferno, i diavoli che saltellano sullo schermo, le fiamme che danzano nel buio…

In quel momento, il cinema diventa il suo modo di vedere il mondo.

A casa, questa passione si trasforma in creatività pura.

Divora il suo amato Pinocchio, colleziona ogni numero del Corriere dei Piccoli.

Costruisce teatrini sempre più elaborati, dove mette in scena spettacoli per gli amici del quartiere.

I suoi disegni iniziano a raccontare storie, a catturare personaggi, a dare vita a un universo tutto suo.

Ma la vita ha in serbo per Federico una sfida importante: il Liceo Classico Giulio Cesare.

Lo Studente Fellini

L'immagine mostra una storica fotografia di classe del Liceo Classico Giulio Cesare di Rimini, frequentato da Federico Fellini negli anni '30. Il futuro regista, destinato a diventare uno dei più grandi nomi del cinema italiano e mondiale, trascorse qui gli anni della sua adolescenza, distinguendosi per la sua creatività e il suo spirito ribelle. Questo periodo influenzò profondamente la sua visione artistica, ispirando molte scene di Amarcord, il film autobiografico in cui racconta la Rimini della sua giovinezza. Un prezioso documento storico che testimonia le radici culturali di Fellini e il contesto scolastico della sua formazione.
Federico Fellini al liceo ‘Giulio Cesare’ di Rimini tra il 1936-1937

Ti porto nella Rimini degli anni ’30, nel maestoso Liceo Classico Giulio Cesare.

Qui, tra i corridoi austeri e le aule silenziose, il giovane Federico inizia il suo percorso scolastico con risultati sorprendentemente buoni: una media del sette che lo distingue in una classe numerosa destinata a dimezzarsi negli anni.

Ma la storia di Federico al liceo è una parabola discendente, non per mancanza d’intelligenza, ma per quella vena creativa che sempre più prende il sopravvento.

Mentre i professori spiegano, la sua matita traccia caricature sui quaderni.

Il tempo dedicato ai disegni aumenta, quello allo studio diminuisce.

C’è un episodio che ancora oggi fa sorridere i riminesi.

Durante una lezione, un professore esasperato gli ordina: “Fellini, prenda la porta e se ne vada!”

E Federico, con quella sua ironia teatrale, fa come per sradicare davvero la porta dai cardini.

Ma è l’episodio del tema di cultura militare a segnare definitivamente il suo percorso scolastico.

Il professore, un convinto fascista, assegna un compito sui “doveri del capo centuria”.

Federico consegna il foglio dopo appena trenta secondi.

Ha scritto solo: “Io i doveri del capo centuria non li conosco. Si prega di rivolgersi al mio vicino di banco, che è anche il mio capo centuria.”

Il risultato? Rimandato a ottobre in cultura militare.

Gli scherzi che fa fuori dalla scuola li ripropone in classe, e questo si riflette inevitabilmente sulla sua condotta.

I suoi compagni lo ammirano per quel coraggio e quella creatività che lo rendono unico, mentre i professori vedono in lui un elemento destabilizzante.

Ma in questa Rimini degli anni ’30, soffocata dal conformismo e dalla disciplina militaresca, Federico trova una via di fuga: l’arte.

A soli 17 anni, insieme all’amico Demos Bonini, apre il suo primo studio artistico davanti al Tempio Malatestiano: il FEBO.

È qui che inizia a sviluppare il suo talento artistico, disegnando manifesti per il Cinema Fulgor e tentando, con scarso successo, di vendere caricature ai turisti in spiaggia.

Il FEBO si rivelerà un fallimento commerciale, ma rappresenta il primo passo di Federico verso quella carriera artistica che lo renderà immortale.

I Primi Passi Artistici

L'immagine ritrae un murale artistico di Rimini dedicato a Federico Fellini, uno dei più grandi registi della storia del cinema. L'opera raffigura Fellini in bicicletta, con una sciarpa rossa svolazzante e una cinepresa con il suo nome, simbolo del suo mondo immaginifico e visionario. Rimini, la sua città natale, ha dedicato numerosi tributi al maestro del cinema, rendendo il centro storico un percorso affascinante per gli appassionati di arte, cinema e cultura felliniana. Un'attrazione imperdibile per chi visita Rimini sulle orme del grande regista.
Murale dedicato a Federico Fellini a Rimini, raffigurante il celebre regista in sella a una bicicletta mentre riprende con una cinepresa. Un omaggio artistico alla sua visione onirica e al legame con la sua città natale.

È il 1937, e sulla facciata di un piccolo locale proprio di fronte al Tempio Malatestiano, compare un’insegna ambiziosa: “FEBO”.

È il primo studio artistico del diciassettenne Federico Fellini, aperto insieme all’amico Demos Bonini.

Il nome non è casuale: Febo, il dio del sole e delle arti, sembra già presagire il destino luminoso del giovane artista.

In quel piccolo spazio, Federico inizia a dare forma ai suoi sogni.

Mentre Demos dipinge le sue opere, lui si specializza in caricature.

Le mattine le passa al liceo, disegnando professori sui margini dei quaderni.

I pomeriggi, invece, sono dedicati alla sua vera passione: il disegno.

L’estate porta con sé le prime opportunità professionali.

Con la sua cartelletta sotto braccio, Federico percorre il lungomare riminese, proponendo caricature ai turisti.

Non è un grande successo, ma è un inizio.

I turisti non possono immaginare che quel ragazzo timido che offre ritratti per poche lire diventerà uno dei più grandi registi della storia del cinema.

Ma è il Cinema Fulgor a dargli la prima vera occasione.

Il gestore, riconoscendo il suo talento, gli commissiona i manifesti dei film in programmazione.

Federico passa ore a disegnare i volti delle star di Hollywood, affinando quello stile che poi ritroveremo nelle sue celebri caricature per il “Marc’Aurelio” e “La Domenica del Corriere”.

Il FEBO chiuderà presto i battenti, ma non è un fallimento: è un trampolino di lancio.

Quelle prime collaborazioni con i giornali, quei manifesti per il Fulgor, quelle caricature vendute in spiaggia sono i primi passi di un cammino che lo porterà a Roma e alla gloria mondiale.

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Chi sono

Mi chiamo Cristian Brocculi e da oltre vent’anni vivo e lavoro a Rimini.
Conosco ogni angolo di questa città, dai luoghi iconici alle gemme nascoste dell’entroterra.

Ho creato questo blog per aiutarti a vivere Rimini come un vero riminese,
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